EMDR
Che cos’è l’EMDR
L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing – Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari) è un approccio psicologico strutturato per il trattamento delle difficoltà emotive legate a esperienze di vita traumatiche o fortemente stressanti. Viene utilizzato in presenza di eventi come aggressioni, incidenti, calamità naturali, esperienze di guerra, ma anche in relazione a vissuti disturbanti dell’infanzia che continuano a influenzare il benessere psicologico in età adulta.
Questo metodo trova applicazione anche nella gestione dell’ansia da prestazione e nel potenziamento delle risorse personali in ambito lavorativo, sportivo e artistico.
L’EMDR integra contributi provenienti da diversi orientamenti clinici consolidati, tra cui quello psicodinamico, cognitivo-comportamentale e centrato sulla persona. Numerosi studi indicano che, in molti casi, l’EMDR consente una riduzione dei sintomi emotivi in tempi più brevi rispetto ad altri approcci terapeutici tradizionali.
Il metodo è stato sviluppato alla fine degli anni Ottanta dalla psicologa americana Francine Shapiro, che osservò come i movimenti oculari volontari fossero associati a una diminuzione dell’intensità dei pensieri negativi intrusivi. I primi studi clinici, condotti su veterani della guerra del Vietnam e su vittime di aggressioni sessuali, mostrarono una significativa riduzione dei sintomi del disturbo da stress post-traumatico (Shapiro, 1989).
Efficacia e risultati terapeutici
L’EMDR è un approccio centrato sulla persona che favorisce l’attivazione dei naturali meccanismi di elaborazione delle informazioni del cervello. Il terapeuta facilita questo processo senza imporre interpretazioni, permettendo alla persona di riorganizzare in modo più adattivo i ricordi traumatici.
Numerose ricerche suggeriscono che l’EMDR abbia un effetto diretto sui processi neurobiologici coinvolti nella regolazione emotiva, con modalità paragonabili a quelle che avvengono spontaneamente durante il sonno REM, fase in cui il cervello integra le esperienze emotive.
Il modello EMDR riconosce la dimensione fisiologica del disagio psicologico e lavora contemporaneamente su:
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sensazioni corporee,
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emozioni,
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convinzioni negative,
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immagini e ricordi disturbanti.
In questo senso, l’EMDR può essere considerato un intervento a base neurofisiologica che consente alla persona di ricordare esperienze traumatiche in modo meno intrusivo e più integrato.
Come agisce l’EMDR nella riduzione dei sintomi traumatici
Sebbene i meccanismi precisi dell’EMDR siano ancora oggetto di studio, la ricerca concorda sul fatto che eventi attuali possano riattivare pensieri, emozioni e sensazioni fisiche legate a esperienze passate non elaborate. Queste attivazioni contribuiscono al mantenimento del disagio nel presente.
L’EMDR sembra modificare le connessioni disfunzionali tra ricordi traumatici ed emozioni negative, riducendo l’impatto disturbante sia degli eventi passati sia delle situazioni attuali. Tra le principali ipotesi esplicative proposte in letteratura rientrano:
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l’attivazione simultanea del ricordo traumatico e di una risposta di rilassamento (reciprocal inhibition);
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la normalizzazione di alterazioni neurobiologiche osservate in persone traumatizzate;
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la riduzione dell’evitamento attraverso stimolazioni bilaterali che favoriscono l’elaborazione completa del ricordo fino alla sua risoluzione.
Cosa avviene durante una seduta di EMDR
Durante il trattamento, terapeuta e paziente individuano insieme l’esperienza o la difficoltà su cui lavorare. Seguendo un protocollo strutturato, la persona viene accompagnata a focalizzarsi sugli aspetti più disturbanti del ricordo, sulle convinzioni negative associate, sulle emozioni e sulle sensazioni corporee.
Il terapeuta utilizza movimenti oculari guidati o altre forme di stimolazione bilaterale alternata. Nel corso della seduta possono emergere immagini, pensieri o associazioni legate all’esperienza iniziale. A intervalli regolari, il terapeuta verifica l’andamento del processo, facilitando l’elaborazione autonoma della persona.
Sebbene possano emergere emozioni intense, la maggior parte delle persone riferisce, al termine della seduta, una significativa riduzione del livello di disturbo e una trasformazione delle convinzioni negative in percezioni più funzionali e realistiche.
L’EMDR utilizza un approccio globale che prende in considerazione:
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le esperienze del passato;
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i fattori di stress attuali;
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le risorse e gli obiettivi orientati al futuro.
La durata del trattamento varia in base alla complessità della problematica e può essere integrata all’interno di un percorso psicoterapeutico più ampio.
Ambiti di applicazione
La letteratura scientifica ha dimostrato l’efficacia dell’EMDR nel trattamento del trauma psicologico. L’esperienza clinica e la ricerca ne supportano l’utilizzo in presenza di:
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disturbo da stress post-traumatico (PTSD);
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attacchi di panico;
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disturbi dissociativi;
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disturbi d’ansia;
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ansia da prestazione;
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lutto complicato;
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esperienze di abuso fisico e/o sessuale.
Riferimenti scientifici principali
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Shapiro, F. (1989). Eye Movement Desensitization: A new treatment for post-traumatic stress disorder. Journal of Behavior Therapy and Experimental Psychiatry.
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Shapiro, F. (2001). Eye Movement Desensitization and Reprocessing: Basic Principles, Protocols, and Procedures. Guilford Press.
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Wilson, D. L., Becker, L. A., & Tinker, R. H. (1995). Eye Movement Desensitization and Reprocessing treatment for posttraumatic stress disorder. Journal of Consulting and Clinical Psychology.
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van der Kolk, B. A. et al. (2007). A randomized clinical trial of EMDR, fluoxetine, and pill placebo in PTSD. Journal of Clinical Psychiatry.
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World Health Organization (2013). Guidelines for the management of conditions specifically related to stress.

